venerdì 7 settembre 2012

Perlugo - Pievalta

Ventinove ettari ripartiti su due vigne, che nella tradizione sono tra le più vocate dei Castelli di Jesi, tra i Comuni di Maiolati Spontini e di San Paolo (AN). I due terreni hanno differenti caratteristiche pedologiche: quello di Maiolati in località Monteschiavo, collocato sulla sinistra del fiume Esino è caratterizzato da bianche argille calcaree e quello di San Paolo di Jesi, in contrada Follonica, è posto a 400 metri slm dove l’argilla e la sabbia poggiano su un fondo di tufo.
Cantina interessante, impegnata sempre di più a rispettare i crismi della coltivazione biologica e biodinamica. I vigneti sono sparsi fra Marche, Franciacorta e Toscana.
Il Perlugo è un metodo classico ottenuto con uve Verdiccio al 100%, riposa sui lieviti per 12 mesi, dotato di un giallo paglierino brillante con riflessi verdolini, di buona freschezza e persistenza.
Certo non è uno Campagne e nemmeno un Franciacorta, ma conserva la sua identità e merita sicuramente un assaggio. Promettente.

Cento su Cento 2010 - Castel di Salve

Oggi parliamo di una cantina Salentina, Castel di Salve, conosciuta recentemente nel corso di una visita guidata organizzata dal Movimento Turismo del Vino di Puglia.
Visita ben organizzata, con tanto di preparato sommelier a bordo del pulmino che ci ha accompagnati, il quale nel corso del tragitto sino alla cantina ha descritto agli enoturisti le caratteristiche dei vitigni tipici della puglia, del Salento in particolare, nonché dei vini che avremmo trovato in degustazione presso la Cantina selezionata.
Ad accoglierci all’arrivo abbiano trovato Francesca, molto simpatica, gentile e preparata, la quale ci ha accompagnato nella visita alla cantina, descrivendoci sia le fasi della produzione del vino sia la storia della Cantina Castel Di Salve.
Al termine della visita, all’interno di una bellissima sala, abbiamo infine potuto degustare alcuni dei prodotti dell’azienda: il Santi Medici Bianco da uve Verdeca e Malvasia, il Santimedici Rosato interamente da uve Negroamaro, il Priante Rosso da uve Negroamaro e Montepulciano, ed infine l’Aleatico Passito dall’omonimo vitigno.
Quello che non ci è stato fatto assaggiare però è il Cento su Cento da uve Primitivo, che ho avuto il piacere di bere con alcuni amici.
Imponente, quasi pesante con i suoi 16 gradi, estremamente complesso e con una persistenza infinita. Frutta rossa matura in confettura, viola; freschezza ben presente e sapidità accentuata. Se fosse un calciatore porterebbe sicuramente il numero 10. Un fuoriclasse!

giovedì 6 settembre 2012

Edizione Cinque Autoctoni - Farnese

 
Edizione cinque autoctoni rappresenta uno splendido uvaggio prodotto dall’azienda Farnese, nota cantina Abruzzese.
I vitigni impiegati sono il Montepulciano, il Primitivo, il Sangiovese, il Negroamaro e la Malvasia.
E’ sicuramente un vino di grandissimo corpo e personalità, molto complesso al naso, forse leggermente troppo morbido e per così dire dal gusto internazionale. Piacerebbe sicuramente moltissimo ai Californiani.
Giustamente premiato con i cinque grappoli dall’ultima Guida Duemilavini AIS di Bibenda, si può trovare ad una ventina di Euro in enoteca.
Perché un’azienda abruzzese dovrebbe chiamarsi con il nome di una delle più illustri famiglie della nostra storia? Per il semplice motivo che nel 1582 la principessa Margherita d’Austria, figlia di Carlo V e moglie di Alessandro Farnese, comprò per 52 mila ducati la città di Ortona, affascinata dal clima e dal paesaggio.
Le uve di Sangiovese, Montepulciano d'Abruzzo, Pecorino, Trebbiano d'Abruzzo, Passerina, sono alcuni degli autoctoni di questa azienda e rappresentano la maggioranza della produzione Farnese, che raggiunge addirittura 11 milioni di bottiglie l’anno.
Scuramente un bel compagno di viaggio per allietare il mio soggiorno di una notte in Abruzzo presso il Ristorante il Dito e la Luna di Ripa Teatina. Ogni tavolo aveva una bottiglia di una cantina diversa di Montepulciano d’Abruzzo. La mia però era speciale.

mercoledì 5 settembre 2012

Five Roses 68° Anniversario - Leone De Castris

Se vi capiterà di passare una breve vacanza estiva in Puglia, non potrete non notare come i vini che vanno per la maggiore, soprattutto durante l’orario dell’aperitivo, sono di gran lunga i rosati.
Circostanza alquanto inconsueta visto che negli ultimi anni, ormai in ogni parte d’Italia, l’ora dell’aperitivo è riservata alle bollicine (Prosecco o Franciacorta), ai bianchi, o addirittura (purtroppo) agli Spritz.
In Salento no. Si beve il Rosè e come si è già detto parlando del GIrofle dell’Azienda Monaci o del Castel del Monte Bombino Nero Pungirosa di Rivera, qui ci sono i migliori d’Italia.
Correva l’anno 1943 ed il Five Roses fu il primo vino rosato italiano ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia.
Cinque Rose, come il nome di una contrada del Feudo di Salice Salentino, nonché 5 come il numero dei figli che ogni generazione Leone De Castris ha avuto.
Il nome, così americanizzato, è dovuto al fatto che sul finire dell’ultima guerra, il Generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forze alleate, chiese una grossa fornitura di vino rosato italiano, ma chiese espressamente che portasse un nome americano. Nacque così il Five Roses.
Nella versione del 60° anniversario è stato premiato da Bibenda Duemilavini dell’AIS quale miglior vino rosato italiano.
Il Five Roses è costituito quasi interamente da uve Negroamaro raccolte a mano da vigne coltivate ad alberello, con una piccola aggiunta di Malvasia di Lecce. Un prodotto unico e versatile, abbinabile ad una semplice pizza, ovvero ad una zuppa di farro o ad un più stuzzicante piazzo di sushi.
 La cantina Leone De Castris produce ovviamente molti altri prodotti, fra cui spicca sicuramente il Donna Lisa. La produzione annua è di circa 2.5 milioni di bottiglie.
In Enoteca è possibile trovarlo a circa 10 Euro. Servitelo fresco a 10 – 12°.

Anarkos 2011 - Accademia dei Racemi

Quella di oggi è un’etichetta particolare, non tanto per i vitigni utilizzati che costituiscono il tipico uvaggio salentino (Negro Amaro, Primitivo e Malvasia Nera), bensì per il fatto di costituire un vino di “protesta”.
Il nome di questo vino deriva infatti da una provocazione della stessa azienda vinicola, che vuole divulgare il disagio dei viticoltori locali che si trovano a combattere con grandi speculatori che, visto il successo che stanno ottenendo i vini pugliesi, acquistano vigneti e masserie per poi potersi fregiare del titolo di viticoltori pugliesi, avere i finanziamenti che lo stato prevede e mettere sul mercato vini che vengono prodotti in altri luoghi, al di fuori della Puglia, usando percentuali di uve diverse.
Una piccola curiosità riguarda il nome della cantina, Accademia dei Racemi appunto, in quanto i “racemi” non sono altro che il secondo frutto che alcune varietà (primitivo ad es.) sviluppano in quantità rilevante sulle femminelle. Questi frutti di seconda generazione maturano a distanza di circa 20 giorni dalla vendemmia dei grappoli primari e pertanto vengono raccolti e vinificati in un secondo tempo, rappresentando una seconda opportunità per migliorare o addirittura recuperare gli eventi negativi occorsi nella prima vinificazione.
Il Rosso Anarkos si presenta di colore rosso rubino intenso e con buona struttura, non particolarmente complesso al naso e con media persistenza. In Enoteca lo si può trovare a 5 – 6 Euro.

martedì 4 settembre 2012

Metiusco Rosso - Palamà

Metiusco, in greco “Mi Ubriaco”, è un uvaggio costituito dalle principali uve a bacca rossa rappresentative del territorio salentino e viene prodotto dalla Cantina Palamà, con sede a Cutrofiano in provincia di Lecce.
Negro Amaro, Malvasia e Primitivo sono i tre vitigni alla base di questo riuscito prodotto, intenso e complesso dal punto di vista olfattivo e dotato di una buona morbidezza e persistenza sotto l’aspetto gustativo.
Il Negro Amaro, in dialetto “niuru maru” – dal colore nero delle bucce e dal sapore amaro del vino, costituisce la varietà più diffusa nel Sud della Puglia, ed entra nella composizione di numerosi vini pugliesi, soprattutto rosati. Di profumo intenso, fruttato, di media struttura, tannicità appena accentuata.
Il Primitivo, per via della sua precoce maturazione, stretto parente dello Zinfandel Californiano, è di un rosso rubino più profondo del Negro Amaro, più tannico strutturato e dotato di grande persistenza gusto- olfattiva.
Ed infine la Malvasia Nera, in genere quasi mai vinifcata in purezza, bensì insieme al Negro Amaro al quale dona alcolicità, sapidità e corpo. Le Malvasie rappresentano una vasta ed eterogenea famiglia di vitigni, sia a bacca nera che a bacca bianca, coltivate in quasi tutte le regioni d’Italia: Malvasia Istriana, Malvasia Nera di Lecce, Malvasia Nera di Brindisi, Malvasia Bianca e Nera di Basilicata, Malvasia di Candia, Malvasia di Lipari, etc..
Di tempo ne è passato da quando “Arcangelo” ha fondato questa bella cantina ed i frutti non si sono certo fatti aspettare. Correva l’anno 1936 quando un giovanissimo Michele Arcangelo Palamà, meglio noto come Arcangelo, abbandona i giochi della sua infanzia; colto da irresistibile e profonda vocazione, inizia un percorso che durerà per tutta la propria esistenza e che lo porterà a conoscere il vino in ogni dettaglio, in ogni risvolto, con tutta la passione e l’amore possibili verso il magico frutto della vite.
Questo vino ha tutti i profumi della sua terra e nella versione Rosè ha saputo addirittura ottenere al Vinitaly  il diploma di Gran Medaglia d’oro.
Oggi bevo… Metiusco, quindi … mi ubriaco.

Tinaia - Cantine Due Palme

Cantine Due Palme è una cantina cooperativa che vede i suoi inizi una ventina di anni fa, nel paese ormai noto per avere dato i natali ad Albano Carrisi: Cellino San Marco, in provincia di Brindisi.
1000 soci conferitori e ben 2200 ettari di vigneti sparsi fra Cellino San Marco, Squinzano, Brindisi, Mesagne, Salice Salentino.
Le fasi di vinificazione delle uve si svolgono nella nuova cantina di Cellino San Marco che si sviluppa su una superficie di 45.000 mq. In questa struttura produttiva vengono effettuate tutte le operazioni post-vendemmiali, di vinificazione e di affinamento, fino all’imbottigliamento.
Nei 2200 ettari di vigneti si coltivano per il 90% varietà a bacca rossa e per il 10% varietà a bacca bianca, con una produzione media annua di circa 200.000 quintali d’uve per una resa che oscilla tra i 70 e gli 80 quintali per ettaro. Fra i vitigni coltivati si annoverano gli autoctoni Negroamaro, Primitivo, Susumaniello, Aleatico, Fiano, Malvasia Nera e Moscato, ovvero quei vitigni con i quali la Puglia è entrata a buon diritto nel gotha dei territori di eccellenza produttiva. Mentre, tra le varietà alloctone spiccano Sangiovese, Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot Bianco e Nero, Chardonnay e Sauvignon.
Una curiosità riguarda il nominativo del vitigno Susumaniello, uva di origine probabilmente dalmata il cui nome deriva dall’appellativo “carico come un asino” che si riferisce alla caratteristica capacità di questa pianta di essere molto produttiva nei primi anni di vita. In età matura, a circa 10 anni, la sua produttività si riduce considerevolmente. Arriva a maturazione nella prima metà di settembre, i grappoli sono di medie dimensioni con la buccia di colore blu/violetto vellutato. Gli acini sono ricchi di zuccheri con un’equilibrata acidità. Contengono più del doppio degli antociani del Negroamaro ed hanno un elevato indice estrattivo.
Di questa cantina ho avuto, purtroppo, l’occasione di assaggiare solo il Tinaia, uno chardonnay in purezza, piuttosto consistente, 13,5% di titolo alcolometrico, costo all’incirca sui 10 Euro in Enoteca.
Uso il purtroppo, non solo perché la Puglia non è certo rinomata per i vini bianchi, ma soprattutto perché avrei preferito poter degustare uno di quei vitigni autoctoni che rendono tanto famosa questa terra. Tuttavia la cena era interamente a base di pesce, in parte crudo, e la scelta è stata quasi obbligata.